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Geoelettrica

Le prospezioni geoelettriche, appartenenti all’insieme dei metodi attivi, sono frequentemente utilizzate per le indagini del sottosuolo in contesti archeologici: l’obiettivo è quello di ricavare informazioni riguardanti la geometria e la localizzazione di resti di strutture antropiche sepolte attraverso la misura di proprietà elettriche, quali la resistività. Questa tipologia di rilievi non invasivi si basano sui principi che descrivono la conduzione elettrica attraverso un mezzo: più una sostanza si lascia attraversare da un flusso di cariche elettriche, più essa viene definita conduttiva; viceversa essa si definisce resistiva. Quando si fanno fluire cariche elettriche attraverso un conduttore è possibile misurarne il passaggio in un intervallo tempo ; è possibile pertanto definire il concetto di corrente elettrica (I):

 In presenza di un conduttore ohmico la corrente elettrica incontra una resistenza (R), misurata in Ohm, che dipende dalla differenza di potenziale (∆V), misurata in Volt, e dalla corrente (I) secondo la relazione (Legge di Ohm):

Per un conduttore omogeneo ed isotropo e di forma cilindrica con sezione S e lunghezza l, la resistenza elettrica può essere espressa come:

 

 

 

 

 

STESA MISURE DI GEOELETTRICA

 

 

SCHEMA DI MISURE

 

dove con (ρ) si indica la resistività tipica del materiale: la resistività è l'attitudine di un materiale a opporre resistenza al passaggio delle cariche elettriche.

Il metodo geoelettrico della resistività prevede l’energizzazione del terreno (generalmente attraverso una batteria) con corrente continua I ed una misura diretta sulla superficie del suolo della differenza di potenziale (∆V); la misura della resistività si ottiene attraverso la seguente relazione:

 

 

dove con k si indica il fattore geometrico (relativo al dispositivo impiegato) e con ρα resistività apparente, la quale è influenzata dal contributo delle diverse resistività degli elementi presenti nel sottosuolo.

Per realizzare misure di resistività si utilizzano 2 elettrodi conduttivi (chiamati convenzionalmente di corrente, A e B) che, a contatto con il terreno, permettono l’immissione della corrente elettrica.

A distanza nota, attraverso altri due elettrodi (chiamati convenzionalmente di potenziale, M e N), viene misurata la differenza di potenziale (V). Questa configurazione è chiamata quadripolo: in figura è rappresentato uno schema con il posizionamento dei 4 elettrodi, le linee di corrente e quelle di potenziale.

 

 

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